S. 316 / Nr. 50 Doppelbesteuerung (i)

BGE 71 I 316

50. Sentenza 15 gennaio 1945 nella causa Zuger Kantonalbank contro Consiglio
del Stato del Cantone Ticino.


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Regeste:
Il divieto della doppia imposta (art. 46 cp. 2 CF) ò applicabile anche ai
diritti di bollo cantonali 1 Questione risolta affermativamente per quanto
concerne il bollo proporzionale al valore previsto dalla legge ticinese sul
bollo.
Riconoscimento di debito steso dalla banca creditrice a Zugo e mandato da
firmare al debitore a Lugano: il Cantone Ticino non può assoggettare alla sua
sovranità fiscale la banca creditrice, ma soltanto il debitore che ha firmato
il riconoscimento di debito a Lugano. L'art. 43 lett. a della legge ticinese
sul bollo non ha efficacia extracantonale
Ist das Doppelbesteuerungsverbot (Art. 46 Abs. 2 B~) auch anwendbar auf die
kantonalen Stempelabgaben ~ Bejahung der Frage in Bezug auf die nach dem Wert
erhobene Stempelabgabe im Sinne des tessinischen Stempelgesetzes.
Schuldanerkennung, die von einer Bank in Zug als Gläubigerin aufgesetzt und
dem Schuldner nach Lugano zur Unterschrift zugesandt worden ist: Der
Stempelsteuerhoheit des Kantons Tessin unterliegt nicht die Bank
(Gläubigerin), sondern nur der Schuldner, der die Schuldanerkennung in Lugano
unterzeichnet hat. Art. 43 litt. a des tessinischen Stempelgesetzes hat nur
Wirkung im Kanton.
L'interdiction de la double imposition (art. 46 al. 2 CF) s'étend-elle aux
droits de timbre cantonaux ~ Question tranchée affirmativement pour le droit
de timbre proportionnel (ad valorem) prévu par la loi tessinoise sur le
timbre.
Reconnaissance de dette rédigée par une banque à Zoug (créancière) et envoyée
par elle au débiteur à Lugano pour signature.
La banque n'est pas soumise au pouvoir fiscal du Canton du Tessin, mais bien
le débiteur qui a signé le document à Lugano. L'art. 43 lettre a de la loi
tessinoise n'est applicable qu'à l'intérieur du canton.

A. - Richard Gédeon, morto il 15 maggio 1942, doveva alla Banca cantonale di
Zugo la somma di 9000 fr. a dipendenza d'un riconoscimento di debito 25 aprile
1939 e la somma di 7620 fr. a dipendenza d'un riconoscimento di debito 20
maggio 1940. A suo tempo, questi riconoscimenti di debito erano stati stesi e
muniti del bollo zughese dalla banca che li aveva mandati al Gédeon, il quale,
dopo averli firmati

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a Lugano, luogo del suo domicilio, glieli aveva rimandati, ricevendone quindi
l'ammontare.
B. - Il 16 febbraio 1943, l'Ufficio di Lugano pubblicava il fallimento
dell'eredità relitta dal defunto Gédeon.
La Banca cantonale di Zugo notificava i suoi due crediti suddetti.
Su richiesta dell'Ufficio di Lugano, la Banca cantonale di Zugo produceva, tra
l'altro, anche i due riconoscimenti di debito sopra menzionati.
Con decreti 27 settembre 1943 il Dipartimento delle finanze del Cantone Ticino
applicava alla Banca cantonale di Zugo due sanatorie, l'una di 99 fr.,
concernente il riconoscimento di debito 25 aprile 1939, e l'altra di 88 fr.,
concernente il riconoscimento di debito 19 maggio 1940.
La Banca cantonale di Zugo interponeva un ricorso, che il Consiglio di Stato
del Cantone Ticino respingeva in data 28 agosto 1944, essenzialmente per i
seguenti motivi:
È pacifico che il riconoscimento di debito di 7620 fr. è stato firmato dal
debitore a Lugano. Si tratta quindi d'un atto eretto nel Cantone Ticino, ed
avente il carattere di scrittura privata. Esso ha acquistato la qualità di
riconoscimento di debito con l'apposizione della firma dei contraenti (art. 13
CO). Un siffatto documento è soggetto al bollo in virtù dell'art. 6 della
legge ticinese 9 gennaio 1934 (LTB). La sovranità fiscale ticinese non può
esser messa in dubbio. È quindi irrilevante e non opponibile alle Autorità
fiscali ticinesi la circostanza che il documento sia stato bollato anche nel
Cantone di Zugo. Del resto, la ricorrente non ha fornito la prova che il
Cantone di Zugo abbia effettivamente riscosso un diritto di bollo, ma ha
semplicemente affermato che l'atto porta impresso «il bollo a stampa del
Cantone di Zugo». Il documento doveva comunque esser presentato al fisco
ticinese per la bollatura prima di farne uso davanti ad un'autorità cantonale
ticinese, conformemente all'art. 11 lett. b LTB.
Lo stesso vale pel riconoscimento di debito di 9000 fr.

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C. - Con tempestivo ricorso di diritto pubblico la Banca cantonale di Zugo ha
chiesto l'annullamento dei due suddetti decreti 28 agosto 1944, che
violerebbero l'art. 46 CF ed eventualmente l'art. 4 CF per i seguenti motivi:
Tanto il diritto di bollo ticinese, quanto quello zughese non colpiscono il
documento come tale, ma il rapporto giuridico risultante dal documento.
Determinante per la delimitazione della sovranità fiscale è il luogo ove il
negozio giuridico è stato concluso ed esplica i suoi effetti. In concreto i
riconoscimenti di debito si riferiscono a contratti di mutuo conclusi nel
Cantone di Zugo e destinati ad ivi esplicare i loro effetti. Il debitore si è
inoltre sottoposto alle disposizioni legali e regolamentari della banca
mutuante, come pure alle sue eventuali altre decisioni ed ha anche
riconosciuto il foro di Zugo. Si deve pertanto ammettere la sovranità fiscale
del Cantone di Zugo.
Secondo l'art. 2 della LTB, sono soggetti al bollo gli atti destinati «ad
essere prodotti come documento ed a far fede in giudizio». Ambedue i
riconoscimenti di debito non entravano però, fino a tanto che erano in
possesso del debitore, nel novero di questi atti.
Il Consiglio di Stato, pur ammettendo che i riconoscimenti di debito sono
stati redatti dalla creditrice su propri moduli, ritiene unicamente rilevante
il fatto che il Gédeon ha firmato i riconoscimenti di debito a Lugano. Cosi
facendo, esso disattende che in concreto si tratta d'un rapporto giuridico
bilaterale. Il riconoscimento di debito si riferisce soltanto all'obbligo del
mutuatario di pagare gli interessi sul mutuo e di rimborsare alla scadenza la
somma mutuata. É però manifesto che quest'obbligo diventa efficiente soltanto
dopo il versamento della somma mutuata e non già all'atto della firma del
riconoscimento di debito. Anche se si considerasse il riconoscimento di debito
come un negozio giuridico unilaterale, si dovrebbe ritenere ch'esso necessita
d'una dichiarazione di ricevata, il che in fondo è ammesso dal fisco ticinese
quando nei

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decreti impugnati parla di riconoscimenti di debito stipulati tra il Gédeon e
la Banca cantonale di Zugo. Il luogo della firma è fortuito. Il centro del
negozio giuridico è Zugo.
La tesi del Consiglio di Stato avrebbe come inammissibile conseguenza che un
documento sarebbe sottoposto alla sovranità fiscale di più cantoni, se più
persone l'hanno firmato in diversi cantoni. A torto il Consiglio di Stato si
riferisce all'art. 13 CO che concerne soltanto negozi giuridici pei quali è
prescritta la forma scritta. Con la sentenza 16 maggio 1906 nella causa A.-G.
Börlin o. Basilea-città (RU 32 I 283 e seg.) il Tribunale federale ha ammesso
che un atto soggiace all'obbligo del bollo soltanto a partire dal momento in
cui comincia ad adempiere la funzione alla quale è destinato e che l'erezione
del documento non dev'esser ravvisata già nel riempire e firmare un modulo, ma
soltanto nella conclusione del contratto.
Giusta la LTB, il diritto di bollo si calcola secondo il valore dell'atto. Il
valore del riconoscimento di debito di 7620 fr. ammontava in realtà a soli
1500 fr. Infatti soltanto per questa somma è stato effettivamente eretto un
nuovo riconoscimento di debito. Eventualmente soltanto questo ammontare
potrebbe essere colpito dal diritto di bollo.
La ricorrente ha munito del bollo zughese i riconoscimenti di debito da essa
stesi e firmati poi dal Gédeon, come conferma una dichiarazione, che si
produce, della Cancelleria del Cantone di Zugo. È ovvio che l'obbligo di
pagare il diritto di bollo ticinese non possa essere fondato sul fatto che i
documenti in parola, inizialmente non soggetti alla sovranità del Cantone
Ticino, siano stati poi prodotti davanti ad un'autorità ticinese. Del resto,
la loro produzione non soggiace al diritto di bollo, giusta l'art. 16 cp. 2
LEF (RU 42 III 90 e seg.).
In quanto il Tribunale federale ritenesse che l'art. 46 cp. 2 CF non è
applicabile, si sarebbe pur sempre in presenza d'una violazione dell'art. 4
CF. In particolare è

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arbitrario sottoporrc al bollo e colpire con una sanatoria un documento,
tenendo conto soltanto del luogo in cui è stato firmato.
D. - Il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha concluso pel rigetto del
ricorso di diritto pubblico, osservando in sostanza:
La sanatoria è stata applicata non perchè la ricorrente ha prodotto i
riconoscimenti di debito all'Ufficio d'esecuzione e dei fallimenti di Lugano,
ma perchè essi erano soggetti inizialmente all'obbligo del bollo. Non si vuol
quindi discutere la censura di violazione dell'art. 4 CF sollevata dalla
ricorrente; è certo che il Tribunale federale ha interpretato l'art 16 LEF in
modo assai estensivo (RU 42 III p. 90 e seg.). Si contesta invece la censura
di violazione dell'art. 46 cp. 2 CF. Quali siano i documenti destinati «a far
fede in giudizio» è stabilito dall'art. 2 del regolamento di applicazione 4
maggio 1934. Sono tutti «gli atti scritti stesi sotto qualsiasi forma per
attestare l'esistenza o la consistenza d'un rapporto giuridico, o che vengono
prodotti come documenti fedefacenti innanzi le autorità». La legge ticinese
colpisce inizialmente non solo i contratti veri e propri creatori di rapporti
giuridici, ma ogni e qualsiasi atto, il quale serva a documentare, ad
attestare (non a creare) l'esistenza o la consistenza d'un rapporto giuridico.
Ne segue che la tassa di bollo è, secondo il diritto ticinese, una pura
imposta sul «documento». Essa è dovuta soltanto a seguito dell'erezione d'un
documento. Non per altro motivo la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha
ritenuto che tutte le copie d'un contratto di locazione, firmate dagli
stipulanti e conformi all'originale, sono soggette inizialmente all'obbligo
del bollo. In base al diritto ticinese non si può revocare in dubbio che i
riconoscimenti di debito siano soggetti inizialmente all'obbligo del bollo.
Essi non sono dei contratti di mutuo giusta gli art. 312 e seg. del CO, ma
semplicemente degli atti nel senso più lato della parola, dei documenti che
servono cioè a provare e ad attestare

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l'esistenza e la consistenza di un rapporto giuridico di mutuo già stipulato
ed avente pieno vigore tra le parti. É quindi errata la tesi della ricorrente
che in concreto i contratti di mutuo siano sorti solo nel momento in cui la
banca ha ricevuto a Zugo i relativi riconoscimenti di debito. È vero invece
che i contratti sono sorti nei momenti in cui furono spedite le dichiarazioni
di accettazione dell'offerta. La banca ha evidentemente dimenticato che nel
diritto svizzero il mutuo non è più, come nel diritto romano, un contratto
consensuale vero e proprio. Decisivo per la sovranità fiscale del Cantone
Ticino è il fatto che i riconoscimenti di debito sono stati firmati nel
Cantone Ticino. È invece irrilevante ch'essi si trovassero presso la Banca
cantonale di Zugo, allorquando il Gédeon ricevette le somme mutuate e, di
conseguenza, nacque il suo obbligo di restituirle e di pagare gli interessi. É
questa una circostanza che non può essere invocata per fondare e giustificare
una qualsiasi pretesa fiscale del Cantone di Zugo, il quale, del resto, non ha
accampato nessun diritto e si è limitato ad apporre il bollo sui documenti per
volontà della ricorrente stessa e prima della loro firma.
E. - La Banca cantonale di Zugo ha replicato in sostanza quanto segue:
Nella sua risposta il Consiglio di Stato ammette che in concreto l'obbligo del
bollo non si fonda sulla produzione dei riconoscimenti di debito davanti
all'Ufficio d'esecuzione e dei fallimenti di Lugano, contrariamente a quanto
dichiarato nelle impugnate decisioni. Il Consiglio di Stato erra però quando
ritiene che la censura di violazione dell'art. 4 CF diventa così senz'oggetto.
Infatti questa censura è stata formulata anche sotto un altro rispetto:
nessuna ragione esisteva per giustificare la sovranità fiscale del Cantone
Ticino che non dipende soltanto dal diritto cantonale. Secondo il Consiglio di
Stato, l'obbligo del bollo ticinese esiste se un atto è stato eretto per
provare l'esistenza d'un rapporto giuridico. Prima che un documento possegga
questa qualità, deve esistere

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il rapporto giuridico. All'atto della firma, i due riconoscimenti di debito
non avevano ancora tale qualità che é decisiva secondo il diritto ticinese.
Nei riconoscimenti di debito il Gédeon attesta d'aver ricevuto una certa somma
a titolo di mutuo. In realtà questa somma gli è stata versata soltanto dopo
che i riconoscimenti di debito, muniti della firma, erano pervenuti alla
banca. Non si può ammettere l'esistenza di un diritto di bollo sul documento
per due ragioni. Anzitutto il contenuto del documento è preso in
considerazione pel calcolo dell'ammontare del diritto di bollo é della
sanatoria. Inoltre, quale debitore del diritto di bollo à considerato non
solamente chi firma il documento, ma anche chi ha cooperato alla sua
formazione. Colpito dal diritto di bollo non è il documento in sè, ma il
rapporto giuridico che ne sta alla base. Che in concreto il rapporto giuridico
non sia soggetto alla sovranità fiscale ticinese, non appare dubbio ed è
riconosciuto in fondo dal Consiglio di Stato. Ma, anche se si trattasse d'un
diritto di bollo sul documento, non si potrebbe ammettere come dimostrata la
sovranità fiscale ticinese. Infatti, anche in questo caso il diritto di bollo
potrebbe essere riscosso unicamente dal Cantone in cui il documento acquista
in definitiva la qualità di mezzo probatorio. Soltanto nelle mani della
ricorrente i riconoscimenti di debito diventarono idonei a servire quali mezzi
di prova. Se importasse esclusivamente il luogo della firma, la sovranità
fiscale del Cantone Ticino sarebbe applicabile solo al Gédeon, debitore e
firmatario dei riconoscimenti di debito. La ricorrente non ha mai ritenuto che
il contratto di mutuo sia un contratto reale, ma è invece d'avviso che i
riconoscimenti di debito sono diventati efficienti soltanto dopo il pagamento
delle somme mutuate. Contrariamente al tenore dei riconoscimenti di debito, il
mutuo non era ancora effettuato all'atto della loro firma. ~ quindi erroneo
pretendere che i riconoscimenti di debito avrebbero dovuto provare l'esistenza
del contratto di mutuo. È pure irrilevante la data, alla quale

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il contratto di mutuo è stato concluso. Il divieto della doppia imposta
sarebbe violato anche se il Cantone di Zugo non esigesse il pagamento del
diritto di bollo. Da una dichiarazione della Direzione delle finanze di Zugo,
che si produce, risulta però che il Cantone di Zugo esige questo pagamento.
F. - Duplicando, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha addotto in
sostanza:
La ricorrente corre un po' troppo quando pretende nella replica che il
Consiglio di Stato abbia ammesso le argomentazioni da essa svolte sotto i
numeri 10, lett. f, e 13 del ricorso. Il Consiglio di Stato ha soltanto
precisato che il motivo della sanatoria non sta nella produzione dei
riconoscimenti di debito all'ufficio d'esecuzione, ma bensì nella mancata
applicazione del bollo ad atti soggetti al bollo fin dall'inizio. Solo a
titolo abbondanziale il Consiglio di Stato ha dichiarato che il documento
doveva comunque essere presentato al fisco ticinese per la bollatura, prima di
farne uso davanti ad un'autorità cantonale ticinese, conformemente all'art. 11
lett. b LTB. É errata la tesi della ricorrente, secondo cui il bollo colpisce
il rapporto giuridico che sta alla base dell'atto. L'obbligo del bollo
sussiste anche per documenti che non concernono alcun rapporto giuridico,
come, ad esempio, per le carte da gioco. I riconoscimenti di debito sono atti
da considerare come eretti nel Cantone Ticino perchè ivi firmati. Questo è il
fattore decisivo ed essenziale che milita in favore della sovranità fiscale
del Cantone Ticino. Nè davanti alle autorità cantonali, nè nel ricorso di
diritto pubblico la ricorrente ha sostenuto che solo il debitore è
responsabile pel pagamento del bollo mancante e della relativa multa. Il
Consiglio di Stato ha invece espressamente richiamato l'art. 43 lett. a della
LTB. In sede cantonale la banca ha fatto soltanto valere che una violazione
della legge è a carico anzitutto del debitore. In realtà la ricorrente è
responsabile a norma dell'art. 43 lett. a della LTB. Alle citazioni della
ricorrente si oppone la decisione 22

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settembre 1923 del Tribunale federale nella causa Rohner/Cantone Ticino.
Considerando in diritto:
1.- Giusta il § 2 della logge 5 settembre 1929, la Banca cantonale di Zugo ha
una propria personalità giuridica: è un ente distinto dal Cantone di Zugo.
D'altra parte, il presente ricorso non è diretto contro il Cantone di Zugo, ma
unicamente contro il Cantone Ticino che pretende di colpire col proprio bollo
un'operazione di diritto privato compiuta dalla ricorrente.
Si deve pertanto ammettere che in concreto la Banca cantonale di Zugo ha veste
per ricorrere.
2.- Il diritto di bollo proporzionale che, giusta gli art. 2 e 6 LTB, colpisce
tulti gli atti di valore superiore ai 1000 fr. stesi in forma di scrittura
privata è una vera e propria imposta. Secondo la giurisprudenza del Tribunale
federale, il fatto che si tratti d'un'imposta non basta però a giustificare
l'applicazione dell'art. 46 cp. 2 CF (RU 34 I 685; 50 I 191; 53 I 377; 64 I
305
). Il Tribunale federale ha dichiarato che in massima il divieto della
doppia imposta abbraccia le imposte generali sulla sostanza e sul reddito,
come pure le imposte personali e le imposte successorie, e si estende anche a
quelle contribuzioni che sostituiscono queste imposte o le completano (RU 25 I
197
; 26 I 277; 46 I 415; 50 I 91; 63 I 156 e seg.; 64 I 305). Il Tribunale
federale ha tuttavia applicato anche ad altre imposte il divieto sancito
dall'art. 46 cp. 2 CF, così, ad esempio, alla tassa di esenzione dal servizio
dei pompieri pel motivo ch'essa è in relazione con la capacità finanziaria del
contribuente e può raggiungere un notevole ammontare (RU 53 I 378), come pure
all'imposta sugli autoveicoli (RU 44 I 11, 57 I 1); esso ha inoltre dichiarato
che, per quanto concerne le imposte speciali, devesi ogni volta indagare se
esista il bisogno di sottoporle al divieto sancito dall'art. 46 cp. 2 CF (RU
64 I 305).
Se si eccettua la sentenza 16 maggio 1906 (RU 32

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I 279 e seg.) che concerne la riscossione d'un diritto fisso sulle lettere di
vettura da parte del Cantone di Basilea-città (diritto che attualmente non può
più essere riscosso ostandovi gli art. 1 e 2 della legge federale sulle tasse
di bollo), il Tribunale federale non si è ancora pronunciato espressamente
sulla questione se il divieto sancito dall'art. 46 cp. 2 CF sia applicabile
anche ai diritti di bollo cantonali.
La questione dev'essere risolta affermativamente, almeno per quanto concerne
il bollo riscosso e la conseguente sanatoria applicata in concreto. Il bollo
proporzionale al valore previsto dalla LTB è infatti in connessione con la
capacità finanziaria del contribuente e la sanatoria applicata in caso di
contravvenzione può raggiungere importi molto considerevoli (cfr. anche RU 44
I 15
).
3.- Il diritto di bollo proporzionale al valore che prevede la LTB non è,
contrariamente all'opinione del Consiglio di Stato, un diritto di bollo sul
documento come tale, ma é un'imposta che colpisce il rapporto giuridico
risultante dal documento che lo contiene (cfr. sentenze del Tribunale federale
14 settembre 1944 su ricorso Caprara e 2 ottobre 1944 su ricorso Selcer).
Il contratto di mutuo è un contratto consensuale, le cui operazioni sono
normalmente le seguenti: dapprima viene concluso il contratto; indi viene
versata, dietro rilascio della quietanza, la somma mutuata. Per quanto
concerne la quietanza, il Cantone, nel quale essa viene rilasciata, può
riscotere un diritto di bollo senza violare il divieto della doppia imposta,
anche se il contratto di mutuo fu eretto altrove ed ivi era già soggetto al
diritto di bollo. Il diritto di bollo sulla quietanza può anche essere
proporzionale.
In concreto esistono, rispetto al caso normale del mutuo, delle particolarità.
La Banca cantonale di Zugo diede il proprio assenso alla domanda di mutuo
prima della stesura del riconoscimento di debito e con tale assenso è sorto il
contratto

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(lettere 17 maggio 1940, 21 e 24 aprile 1939 della ricorrente). Le condizioni
particolareggiate sono bensì contenute nel riconoscimento di debito. Siccome
però il contratto era già stato concluso per iscritto sotto forma di domanda e
di risposta, l'art. 16 cp. 1 CO non è applicabile. Nei due riconoscimenti di
debito 19 maggio 1940 e 25 aprile 1939 si debbono quindi ravvisare
sostanzialmente delle ricevute anche se completano, per certi riguardi, due
contratti di mutuo sorti precedentemente.
Giusta l'art. 74, cifra 1, CO, i debiti pecuniari sono pagabili nel luogo in
cui è domiciliato il creditore all'epoca della scadenza. Per quanto concerne
il versamento della somma mutuata, Gédeon era creditore e la Banca cantonale
di Zugo era debitrice: il debito doveva essere soluto a Lugano, domicilio del
Gédeon. A Lugano sono state firmate le quietanze che avevano per iscope di
attestare il ricevimento del denaro. È chiaro ch'esse dovevano spiegare i loro
effetti a partire dal momento della firma.
La ricorrente osserva bensì che, seguendo un'usanza bancaria, la Banca
cantonale di Zugo si fece firmare le quietanze prima di versare il denaro al
Gédeon che si trovava a Lugano. La ricorrente vorrebbe fondarsi su questa
usanza per sostenere che le quietanze non erano ancora efficaci allorchè
furono firmate, ma lo divennero soltanto più tardi, allorchè fu versato il
denaro. Quest'usanza bancaria dev'essere però considerata come irrilevante per
la delimitazione delle sovranità fiscali: si deve ritenere che il denaro fosse
già stato versato o fosse versato all'atto della firma del riconoscimenti di
debito, conformemente al loro tenore.
Così stando le cose, si deve ammettere che i riconoscimenti di debito in
questione soggiacevano alla sovranità fiscale del Cantone Ticino in quanto
erano stati firmati a Lugano (art. 2, 6, 11 LTB). Il diritto di bollo era
quindi dovuto da chi li aveva firmati, ossia dal Gédeon. Egli, od i suoi
successori, erano passibili di sanatoria.
Il Cantone Ticino non può invece colpire con la

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sanatoria la Banca cantonale di Zugo pel fatto ch'essa ha steso a Zugo i
riconoscimenti di debito e li ha mandati da firmare al Gédeon a Lugano. L'art.
43, lett. a, LTB prevede bensì che pel pagamento della sanatoria sono
solidalmente responsabili anche coloro che hanno cooperato alla formazione
dell'atto. Ma questo disposto non ha efficacia extracantonale. In concreto la
Banca cantonale di Zugo, che non è domiciliata nel Cantone Ticino, non ha ivi
svolto un'attività in rapporto con la formazione del documento: non è quindi
soddisfatto il requisito necessario per poter assoggettare la ricorrente alla
sovranità fiscale ticinese e per poterle infliggere una sanatoria in virtù
dell'art. 43, lett. a, LTB. La contraria decisione del Consiglio di Stato del
Cantone Ticino è in urto con l'art. 46, cp. 2, CF in quanto diretta contro la
Banca cantonale di Zugo, e dev'essere quindi annullata.
In questo senso il Tribunale federale si è già pronunciato (sia pure basandosi
non sull'art. 46 cp. 2, ma sull'art. 3 CF) con la sentenza 27 marzo 1933 nella
causa Grasso: il fisco vodese aveva inflitto ad ambedue le parti contraenti
una multa per insufficienza di bollo su un titolo di credito, quantunque il
debitore ed il fideiussore l'avessero firmato non su territorio vodese, ma al
luogo del loro domicilio nel Canton Vallese.
Il Tribunale federale pronuncia:
Il ricorso è ammesso e le querelate risoluzioni 28 agosto 1944 del Consiglio
di Stato sono annullate.
Informazioni decisione   •   DEFRITEN
Decisione : 71 I 316
Data : 31. Dezember 1945
Pubblicato : 15. Januar 1945
Corte : Bundesgericht
Stato : 71 I 316
Ramo giuridico : BGE - Verwaltungsrecht und internationales öffentliches Recht
Regesto : Il divieto della doppia imposta (art. 46 cp. 2 CF) ò applicabile anche ai diritti di bollo...


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Elenca secondo la frequenza o in ordine alfabetico
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... Tutti
Registro DTF
25-I-197 • 26-I-277 • 32-I-279 • 34-I-683 • 42-III-90 • 44-I-11 • 46-I-406 • 50-I-183 • 50-I-87 • 53-I-375 • 57-I-1 • 63-I-147 • 64-I-303 • 71-I-316
Registro di legislazione
CO: 13, 16, 74, 312e
LEF: 16
LTB: 2, 2e, 6, 11, 43